Il caffè della luna piena
Gatti fra le righe #4: Mai sottovalutare un gatto che ti legge l’oroscopo
Oggi vi porto di nuovo in Giappone, attraverso le pagine di un romanzo corale. Ogni capitolo si concentra su un personaggio diverso che sta attraversando un momento di crisi o di incertezza. E arrivano dei gatti in soccorso.
Carta d’identità dei gatti
Un “bel gattone tigrato” è lo chef principale, assistito da altri felini esperti di astrologia. Venus, il persiano, Saturnus, gatto bicolore, Mercury, il siamese si occupano del servizi ai tavoli e di preparare le bevande e i dolci spettacolari che il caffè offre. Nel caffè non si può ordinare ciò che si desidera; i gatti offrono il dolce o la bevanda “giusta” per il momento, che riflette lo stato d’animo, il problema irrisolto o il percorso di vita del cliente.
Quarta di copertina
C’è un caffè che non ha un indirizzo fisso e compare solo nelle notti di luna piena. Non cercate un menù: qui sono i gatti a decidere cosa vi serve davvero. Tra tazze fumanti e oroscopi personalizzati, tre gatti antropomorfi accolgono anime in crisi per aiutarle a ritrovare la strada indicata dalle stelle. Perché a volte, per capire dove andare, bisogna smettere di guardare la mappa e iniziare a guardare il cielo.
Commenti e suggestioni
Diciamoci la verità: chi di noi non ha un bar preferito dove il barista, tra un cappuccino e un cornetto, si trasforma nel sociologo/psicologo di fiducia nei momenti di crisi? [io personalmente ce l’ho!] Ecco, l’incipit di questo romanzo sembra voler battere proprio quella strada lì. Ma l’idea di base di Mai Mochizuki si amplia e assume un fascino magnetico: un caffè itinerante che appare solo con la luna piena, gestito da gatti antropomorfi e sapienti che non ti chiedono “macchiato o lungo?”, ma leggono il tuo destino tra le stelle.
Peccato che, una volta varcata la soglia de “Il caffè della luna piena”, l’accoglienza diventi un tantino pesante.
Bella l’intuizione, mi è piaciuta molto la suggestione, meno l’esecuzione
Il problema non è l’atmosfera, che resta deliziosa, ma lo sviluppo. Quando il gatto di turno (che sia il saggio Maestro tricolore o l’elegante Venus) decide che è il momento di farti il tema astrale, il romanzo frena bruscamente. In quei momenti, la narrazione si trasforma in una lezione di astrologia applicata che, ammettiamolo, a tratti è profondamente noiosa. Invece di farci vivere l’emozione della scoperta, l’autrice sceglie di “spiegarcela” con i grafici planetari alla mano. Proprio nel momento in cui, raccontata la storia del protagonista di turno, la narrazione dovrebbe lasciarsi andare alla magia, parte un pippolone a tratti incomprensibile di congiunzioni astrali.
E comunque, tra Sirius, Venus e il Maestro, alla fine quella che ha capito tutto è la mia gatta: mi ha guardato mentre sbadigliavo sull’ennesima congiunzione astrale e se n’è andata a dormire. Lei l’oroscopo non lo legge, sospetto che lo ignori deliberatamente, convinta com’è che l’intero universo ruoti già attorno a lei.
canzone della settimana: Moonlight Shadow di Mike Oldfield
libro della settimana: Il caffè della luna piena di Mai Mochizuki
film della settimana: La città incantata di Hayao Miyazaki.


